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LA DEGUSTAZIONE DELL’OLIO EXTRAVERGINE
DI OLIVA
È
accertato ormai che gli organi sensoriali umani, sottoposti
a sollecitazioni e stimoli esterni, si comportano come
veri e propri strumenti di misura. Nel settore gastronomico
e in particolare nel mondo dell’olio di oliva,
l’analisi sensoriale è stata introdotta
abbastanza di recente. Le esperienze comunque che fino
ad oggi sono state acquisite, ci portano a pensare che
le aspettative siano ampie e soprattutto rispondenti
a quelle leggi matematiche che basano la loro applicabilità
sulla ripetitività dei metodi analitici.
Nel mondo dei degustatori professionisti, il giudizio
sensoriale è stato codificato dal Consiglio Oleicolo
Internazionale, attraverso apposite commissioni di esperti
chiamate “Panel”. Ma in pratica è
possibile per tutti riconoscere la qualità e
la provenienza di un olio vergine di oliva semplicemente
degustandolo? La risposta non può che essere
affermativa, a patto che colui che si avvicini al mondo
della degustazione ottemperi ad una serie di regole
di comportamento: la conoscenza dei sensi, la sequenza
delle operazioni da effettuare e un bagaglio di esperienze
a supporto. Per i neofiti, ecco in dettaglio le operazioni
fondamentali da eseguire per arrivare ad una buona conoscenza
dei caratteri principali di un olio di oliva. Prima
di iniziare una seduta di assaggio è bene ricordare
di provvedere a munirsi di mele verdi possibilmente
varietà “Granny Smith”, per pulire
la bocca con un pezzetto delle stesse per la degustazione
tra un campione e l’altro.
L’analisi
olfattiva
Riveste una notevole importanza ai fini del giudizio
finale. Molte infatti le variabili che in questa indagine
complicano la vita al degustatore. Innanzitutto bisogna
dire per maggiore chiarezza che la capacità olfattiva
umana è uno dei più complessi laboratori
di percezione. Mai nessuna tecnologia o metodo di analisi
potrà soppiantare questa naturale attitudine
dell’uomo, e l’avvento dei Panel Test ne
è un’ulteriore conferma. Fino a qualche
anno fa, infatti, l’olio veniva sottoposto esclusivamente
all’analisi chimica, che pur evidenziando la regolarità
dei parametri analitici, non riusciva a valutare la
corretta ed armonica percezione delle sensazioni. In
poche parole un olio, pur rientrando nei valori di acidità,
perossidi e altri, poteva (molto spesso) risultare totalmente
sgradevole all’indagine sensoriale. Da qui la
necessità da parte del legislatore di anticipare
al giudizio chimico quello degustativo. Ma torniamo
all’analisi olfattiva. Dopo aver versato il nostro
olio in un bicchiere (circa 20 ml.), abbiamo l’obbligo
di portarlo alla temperatura ottimale per la degustazione
(circa 28°). Il metodo ufficiale prevede l’utilizzazione
di appositi strumenti scalda olio, detti “termostati”;
il metodo più comune, invece consiste nel riscaldare
tra le mani il bicchiere in cui è contenuto il
nostro olio, tenendolo coperto per qualche minuto e
agitandolo delicatamente in modo da accelerare questo
processo. A questo punto si avvicina il bicchiere al
naso e si inspira profondamente da entrambe le narici.
Poco dopo, pena l’assuefazione, questa operazione
si ripete una seconda volta per conferma. L’aroma
percepito è subito valutabile, siano odori gradevoli
dovuti alle caratteristiche positive o sensazioni sgradevoli
che indicano la presenza di difetti. Attributi positivi
o negativi, che la successiva analisi gustativa dovrà
confermare.
L’analisi
gustativa
L’olio viene portato al nostro cavo orale. Il
metodo consigliato consiste nell’assumerlo (senza
deglutirlo) con una suzione prima lenta e delicata e
poi sempre più vigorosa. In questa fase, lasciate
riscaldare qualche minuto l’olio, in modo da favorire
l’evaporazione delle componenti volatili. Contemporaneamente,
inspirate aria in modo da ossigenare l’olio (strippaggio)
e roteatelo per diverso tempo, così da farlo
venire a contatto con tutte le papille gustative. Questa
fase è la più critica. Infatti, è
grazie al contemporaneo riscaldamento, ossigenazione
e roteazione, che pregi e difetti di un olio si percepiscono
maggiormente. L’olio dovrà essere distribuito
su tutto il cavo orale e in particolare su tutta la
lingua, dalla punta, al dorso, ai margini e nella parte
terminale. Fondamentale in questa fase la memorizzazione
e l’ordine di percezione degli stimoli. Da quelli
“tattili” che ci descrivono la fluidità,
la consistenza e l’untuosità, fino a quelli
“gustativi” che si traducono in sensazioni
di “dolce”, “amaro”, “piccante”
ecc., man mano che l’olio avanza verso la parte
terminale della lingua. Fatto ciò, “si
può” espellere l’olio. L’insieme
delle percezioni tattili e gustative, unite all’indagine
olfattiva e visiva, permette di formulare così
il giudizio finale che dovrà tenere conto anche
dell’armonia complessiva delle sensazioni provate.
L’analisi
visiva
“Strano a dirsi”, non riveste una particolare
importanza durante l’indagine sulla qualità
di un olio. Lo dimostra il fatto che nelle commissioni
di assaggio ufficiali, i bicchieri da degustazione sono
volutamente colorati, con cromatismi che vanno dal marrone
ruggine al blu cobalto. Il motivo di questa scelta è
legato alla necessità di mascherare le caratteristiche
visive, che inevitabilmente potrebbero influenzare il
giudizio dell’assaggiatore. Infatti le diverse
sfumature di colore dell’olio, che vanno dal giallo
al verde intenso, sono dovute esclusivamente alla varietà
di origine dell’oliva o al grado di maturazione
di questa. Altro fattore è la limpidezza. Anche
in questo caso la scelta di ottenere un olio limpido
o velato non è assolutamente un indicatore di
qualità, ma dipende esclusivamente dalle diverse
tecnologie utilizzate e dagli obiettivi di produzione
delle aziende. Solo successivamente il degustatore,
dopo aver valutato le caratteristiche olfattive e gustative,
ritornerà sugli aspetti visivi. Tre, le diverse
caratteristiche da valutare: la limpidezza, la densità
e il colore. La limpidezza è un parametro che
varia in funzione dell’età e dei processi
di filtrazione a cui l’olio è stato più
o meno sottoposto. La densità dipende, invece,
dall’origine territoriale dell’olio. Mentre
il colore varia in funzione del tipo di oliva, dell'epoca
di raccolta, delle tecniche di trasformazione e dell'invecchiamento
dell'olio. |